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Le convinzioni influiscono sulla riuscita di un progetto

Le convinzioni nel cassetto

Prima di cimentarci in un nuovo progetto, dovremmo essere consapevoli di quali convinzioni abbiamo in uno dei tanti cassetti che abbiamo nella nostra mente.

Le convinzioni nel cassetto che ci portiamo dentro, influiranno infatti positivamente, oppure no, nella riuscita del progetto stesso.

Le convinzioni rispondo alla domanda: che cosa è vero per me. Ognuno di noi ne ha tantissime, riguardo ogni cosa, ogni ambito della vita. Si formano grazie a significati ed interpretazioni che diamo ad esperienze nostre o altrui e, spesso, non ne siamo nemmeno consapevoli. A seconda del contesto e del momento in cui si manifestano, possono fungere da propulsore ad un risultato, oppure ostacolarci, oppure restare lì, senza essere funzionali ad un risultato né ostacolarci.

Se, ad esempio, non mi importa nulla della moto, posso avere nel cassetto convinzioni che dicono che la moto è pericolosa, che non sono portata per andare in moto e cose simili. Fino a quando la moto non mi interessa, va tutto bene, queste convinzioni restano lì, non ci servono.

Ma se per qualche motivo un giorno comincio ad avere interesse per andare in moto, quelle convinzioni che ho nel cassetto che effetto avranno? Saranno funzionali al mio interesse per l’andare in moto oppure no?

Allo stesso modo, se ho delle convinzioni che mi dicono che lavorare in gruppo è difficile, che chi fa da sé fa per tre, che lavorare con gli altri è faticoso, fino a quando lavoro da solo, magari sono un libero professionista, queste convinzioni non mi ostacoleranno. Ma cosa succede se per esigenze di ampliarmi, o per una promozione, mi trovo a capo di un gruppo? In che modo queste convinzioni mi faranno agire nei confronti di chi lavora con me? Sarò paziente nel guidarli? Sarò disponibile a formarli? Mi fiderò del loro operato?

Potremmo andare avanti all’infinito con esempi di questo tipo.

Come quando ci apprestiamo ad una relazione. Se ho convinzioni del tipo “non sono portato”, “sto meglio da solo”, “gli uomini/le donne sono tutti così…”, in che modo mi appresterò a questa relazione?

Le nostre convinzioni, insieme ai nostri valori, come un timone ci guidano nelle nostre scelte, nelle nostre azioni, che ce ne rendiamo conto oppure no.

Già, perché il punto è proprio questo.

Solitamente le persone non sono consapevoli delle loro convinzioni e del modo in cui queste guidano le loro scelte, perché la nostra mente “sistema” le convinzioni a livello inconscio.

Che fare quindi?

Tenersele così come sono, anche quando ci rendiamo consapevoli che ci ostacolano, oppure sostituirle, lavorarci su, lavorando su noi stessi? E come?

Chi conosce le tecniche di PNL ha imparato che si possono portare ad un livello di consapevolezza maggiore, che si possono sostituire, cambiare, addirittura c’è chi a tal proposito usa espressioni come “cancellarle”.  

Ma ci sono due fattori fondamentali di cui tenere conto:

  1. se sono lì da un po’ di tempo una funzione, un intento positivo ce l’hanno;
  2. il nostro inconscio, la cui funzione è quella di proteggerci e preservarci, non è tanto disposto a cambiare, figuriamoci a cancellare, qualcosa che ritiene utile per noi.

Alcuni esperti e sostenitori di un certo tipo di formazione potrebbero dire che con la forza di volontà, lavorando su se stessi (all’infinito?), alla fine potremo averla vinta anche sulle convinzioni cosiddette depotenzianti.

Ma averla vinta su chi?

E con quale sforzo?

Perché quando combattiamo contro qualcosa che è dentro di noi, va da sé che stiamo combattendo contro noi stessi. Davvero potremmo parlare di vittoria, in nome di un risultato che non ci rispetta del tutto?

È da queste riflessioni e considerazioni che nell’unconventional coaching abbiamo smesso (perché c’è stato un tempo in cui anche noi sostenevamo quelle teorie) di voler combattere le nostre convinzioni “depotenzianti”.

Partendo dal presupposto che dietro il voler mantenere una certa convinzione da parte del nostro inconscio, c’è un intento positivo a nostro favore, abbiamo iniziato a negoziare con lui, non per cancellare o cambiare convinzioni, ma piuttosto per dialogare:

“So che c’è un intento positivo dietro questa convinzione, so che se vuoi mantenerla è per proteggermi, so che fino ad ora è servito a questo; ciononostante oggi hai risorse ed esperienze diverse e maggiori rispetto a quando si è formata, che puoi utilizzare. So anche che c’è un modo in cui, pur mantenendo l’intento positivo di quella convinzione, puoi usare quelle nuove risorse, esperienze, abilità, per raggiungere quel risultato in linea con te, continuando a preservarmi e proteggermi”.

Non suona un po’ meglio?

Ha senso ipotizzare che in questo modo, anziché intraprendere una lotta intestina a noi, possiamo raggiungere risultati lungo la direzione che vogliamo dare alla nostra vita, senza lo sforzo che deriverebbe dal cercare di cambiare noi stessi?

Secondo l’unconventional coaching sì, tanto che è diventato parte del programma del corso Oltre la PNL Master.

Perché come quando prima di uscire di casa, cerchiamo dentro il nostro cassetto l’abito migliore che ci sia, così, prima di apprestarci ad un nuovo progetto, possiamo andare a vedere quali convinzioni sono più utili per noi e unirle ad altre nostre risorse, in linea a ciò che siamo, senza dover stravolgere il nostro intero armadio.

Chiara Zerbini

Chiara Zerbini è un unconventional coach della scuola di coaching di Andrea Favaretto ed è responsabile e trainer della sede di Bologna dell'Unconventional Coaching Factory.

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