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La persona è più importante della regola

La persona è più importante della regola

La persona è più importante della regola è uno dei principi dell’unconventional coaching.

Quando diciamo che la persona è più importante della regola ci riferiamo all’insieme di regole che ognuno di noi mette in campo, più o meno consapevolmente, nella relazione.

Le regole sono funzionali nei rapporti, ma quello che dobbiamo sempre tenere presente è che chi ci sta davanti, con le sue caratteristiche e le sue emozioni, è sempre più importante! Da qui il principio secondo cui “la persona è più importante della regola”.

Mi piace molto questo principio e la verità è che ancor di più mi piace ciò che ha portato nelle mie giornate da quando ho scelto di sperimentarlo, di viverlo.

Anche questa è una scelta che si fa consapevolmente, soprattutto se fino a quel momento si è convissuto (in vari ambiti, situazioni personali, lavorative) con affermazioni tipo ” Per iniziare a fare in questo modo, devo prima vedere che…”.

É proprio una questione di scelta di questo principio soprattutto quando non ci si é abituati, soprattutto quando ci si rende conto che abbiamo fatto alloggiare le nostre regole nella suite super lusso, trattate da regine, sempre un gradino al di sopra, mai scomodate con le domande “Ma siete ospiti che meritate questo tipo di trattamento? E come mai ci tengo così tanto a servirvi e riverirvi? Che valore avete ai miei occhi?”

Ovviamente non parlo di tutte le regole in generale, perché noi oggi siamo anche il frutto di tutte quelle funzionali che abbiamo osservato negli anni, che ci sono servite in varie situazioni, in fasi della nostra vita. Io mi riferisco a quelle regole che noi viviamo come “passe-partout”. Quelle o quella regola che secondo noi apre tutto, fa capire tutto, rende chiaro tutto e che purtroppo applichiamo indistintamente da chi ci troviamo davanti, appunto, non dando importanza alla persona, al suo sentire, a ciò che è.

La regola passe-partout può insinuarsi dappertutto proprio perché si plasma alla situazione che si verifica, lei è la stessa, si fa spazio ed entra.

Io ad alcune di queste ho regalato interi soggiorni in suite super lusso, mettendo da parte “ospiti” nuovi o facendoli stare ai piani bassi aspettando di ritenere che potessero via via salire al livello della regola; perché poi innescavo il gioco del “deve succedere che…” quasi fosse riporre un’aspettativa in questa data persona, cosa o situazione. Mentre mi aspettavo che fosse in grado di portare la “colazione” alla mia regola, non mi rendevo conto che stavo perdendo spazi, emozioni ed opportunità, non ero focalizzata sull’ apprezzare chi avevo davanti, con tutto ciò che di diverso mi faceva conoscere, ed inoltre, al contrario della Miss in suite, restavo anche a digiuno! 

Allora ad un certo punto ho deciso di “congelare” la chiave passe-partout ed ho scelto di avere una chiave per ogni porta, o meglio, di poter avere a disposizione un mazzo di chiavi per poter scegliere la più appropriata, per soffermarmi sul rumore che ognuna di loro fa, sulla consistenza e superficie che hanno.

Voglio avere la libertà di sperimentare se si apre tirando o spingendo, voglio fare dei tentativi, mi gusto l’idea che davvero ogni situazione, circostanza sia diversa dall’altra e che sì, in linea di massima le regole servano, ma più che altro servano noi.

E così, anche nelle relazioni e nei rapporti umani, preferisco anteporre la persona alle mie regole, che essendo mie, e non assolute, voglio avere la libertà di servirmene, senza che io serva loro, perché la persona è più importante della regola, anche quando si tratta di me.

Martina Mennella

Martina Mennella, unconventional coach
Osservare le persone è una cosa che la incuriosisce da sempre, porre l'attenzione ai dettagli, interagire con loro ed avere il desiderio di scoprire come hanno fatto a fare quella determinata cosa, cosa le ha spinte, quali sono le loro aspirazioni. Ha scelto il coaching come professione per essere un veicolo, un tramite, un mezzo utile e di ispirazione alle persone affinché possano rendersi conto che ognuno di noi ha tutte le risorse che servono a vivere la vita che vogliono.
Ha scelto l’unconventional coaching per il modo in cui ci si sente nell’ambiente, per l’aver pensato "È così che ogni persona, con le proprie caratteristiche ed il proprio vissuto dovrebbe sentirsi; così, riconosciuta nella propria unicità".

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